lionsAlla fine sono arrivati anche loro, i Latin Lions. Li abbiamo attesi a lungo, proprio come si conviene ai veri campioni.

Ecco il racconto fatto da Stefano Armellini, leader della pattuglia claret & blue italiana, di quella che è stata la giornata che ha visto trionfare il suo branch nella seconda edizione del Torneo “Italian Connection” by Paddy Power:

di Stefano Armellini

UN TORNEO DIVINO
foto 1Prima del kick off tra i Latin Lions si era aperto un dibattito su quale fosse il menu più consigliabile per far fronte ad un impegno prolungato per tutta la giornata. Mi vergogno di dire che il Mister Stefano nella vita di tutti i giorni si occupa di buona alimentazione e prodotti tipici, e quindi (memore anche dei ritiri di Zeman cui quando può assiste con profitto), aveva proposto qualcosa tipo prosciutto e melone, frutta e verdura e da bere solo acqua minerale non frizzante.

foto 3A dimostrazione di quanto il Mister conta all’interno della squadra (zero), basterà dire che è passato, quasi all’unanimità, il seguente menu: 150 lattine di birra, una porchetta intera, 3 soppresse, mezza forma di asiago, tanica da 20 litri di rabosello e una da 15 litri di bianco frizzante, + 15 kili di panini.

Il mitico Ale Menardi è stato scelto all’unanimità come “curator vinorum, cervisiarum, et cibariorum” (in prosieguo: curator vinorum tout court). Aveva la responsabilità di selezionare i tipi e decidere i quantitativi (cosa, credetemi, non facile) delle provviste, e sotto entrambi i profili dicono che sia stato l’“hombre del partido y de todo el campeonado”).

TEMP0985E il bello è che lo dicono anche i giocatori delle altre squadre. Sì, perchè il nostro spogliatoio è stato continuamente meta di pellegrinaggio da parte di tantissimi giocatori: non solo gli Italian Gooners, con cui siamo da sempre affini e fratelli, ma anche i Celtic del mitologico Bifo, e altri che non nomino per non diffamarli. Non so se fosse solo desiderio di vederci o se c’entravano anche le nostre provviste. Come diceva quel famoso presidente calcistico degli anni’80: ai posters l’ardua sentenza.

TEMP1625  Se poi mi chiedete quale sia stata l’incidenza della dieta sul risultato finale, confesso che non saprei rispondere. I dati fattuali offrono riscontri tutt’altro che univoci: uno dei nostri migliori giocatori, Michelone (uno che non si prende troppo sul serio, ma se avessi io il suo piede avrei giocato tutta la vita in Serie A) era così preso dalle gozzoviglie che a volte si è dimenticato di scendere in campo; un altro però, Alerocco, non era mai senza bicchiere in mano (bring the glass è il nostro motto quando andiamo in Inghilterra) e ha segnato (tra le altre cose) due gol decisivi in gare molto equilibrate con l’Ipswich e il Newcastle; TEMP1822quando eravamo in difficoltà col Liverpool quello che ci ha tolto le castagne dal fuoco con uno dei suoi mitici gol no-look, di punta all’incrocio da posizione impossibile è stato Robinho, che è astemio; il portiere Ragno tra una partita e l’altra affettava la porchetta e dispensava vino come un cerimoniere d’altri tempi, e poi in campo ha parato davvero di tutto; in finale i gol sono venuti dai due giocatori più improbabili ma non per questo meno meravigliosi, Dadi e Gianpierino, che sono totalmente astemi e forse per questo normalmente non segnano mai, ma stavolta hanno tolto le ragnatele dall’incrocio con due missili di rara bellezza e precisione .

TEMP1819Insomma, i dati sono troppo ambigui per elaborare una regola precisa circa la sussistenza di un particolare rapporto tra tipo di alimentazione e rendimento sul campo. Ce ne faremo una ragione. O forse potremmo approfondire l’argomento attraverso un convegno tematico, chissà che ne pensano Irma e Fabio…

TEAM SPIRIT
Non meno merito dei giocatori hanno i ragazzi che hanno seguito la squadra in altri ruoli: oltre al citato “curator vinorum”, vanno menzionati Giuliano, che con la sua meravigliosa voce baritonale ha dato il “la” ad alcuni cori goliardici che hanno risollevato il morale della truppa nei momenti di difficoltà (il principale è stato quando si era sparsa la voce che fosse finito il vino, ma era un falso allarme); Andrew StGwyn, preparatore dei portieri; Eugene Demo in qualità di motivatore; Frank Polite, team manager e storico del club. Non riesco a menzionare tutti i giocatori (vi amo comunque tutti), ma loro ci tenevo perchè hanno fatto quello che di solito si definisce “un lavoro oscuro ma prezioso”.

TEMP1620LASSU’ QUALCUNO CI AMA
E per concludere, due note di colore: a fine partita abbiamo ricevuto i complimenti da parte di uno dei nostri membri più famosi, Gianluca Pagliuca, tifoso del Villa e Latin Lions ad honorem (http://www.avfc.co.uk/page/NewsDetail/0,,10265~3816628,00.html).
E proprio questa mattina ho ricevuto un SMS da Simone Farina, il simbolo del calcio pulito, che al Villa “vero” sta facendo una splendida carriera sia come allenatore dei ragazzi che come ambasciatore dei valori dello sport: “next year I would like to play with you”. Il messaggio era proprio così, in inglese, perchè – lo avrete capito – ci piace un sacco tirarcela un pò! 🙂

FINALINO
Terremo in caldo la coppa, viste le dimensioni è diventato il portaombrelli della nostra clubhouse (only joking, ça va sans dire, it goes without saying). Ma tranquilli: l’anno prossimo la restituiamo! 🙂