Un minuto dopo il fischio finale di Chelsea – Everton di domenica, Rafa Benitez staccherà la spina. Metaforicamente e mentalmente.

Raccoglierà le sue cose dallo spogliatoio, dopo aver salutato tutto e tutti e correrà alla Euston Station, ultimo treno per Liverpool. Due ore e 7 minuti, direzione casa, dove nel bellissimo maniero nel Wirral, alla foce del fiume Dee, la sua famiglia ha atteso che queste settimane londinesi passassero. E a volte anche il più velcemente possibile.

Sarà quello il momento di provvedere all’acquisto di un dono per la signora Montse Benitez, pegno obbligatorio e scaramantico in caso di vittoria in finale. Sarà quasi certamente un orologio, una collezione iniziata a Valencia, proseguita a Liverpool, a Milano e ora Londra, facendone il paradigma di tutte le destinazioni vincenti del marito.

Alla fine di Chelsea – Everton, i tifosi del Chelsea saluterano e, vendetta-tremenda-vendetta, finiranno per applaudire il loro allenatore più indigesto, the ‘spanish waiter ‘ (il cameriere spagnolo) che pure ha servito loro un’altra occasione per brindare nell’arco di 12 mesi in una coppa d’argento. ‘Back-to-back’, Champions ed Europa League, un record.

“Non è questa la mia squadra, non lo è mai stata – ci ha confidato ‘fuori microfono’ al termine della gara con il Basilea, guadagnata la finale di Europa League – Questa è solo la squadra che alleno. E posso solo cercare di farlo nel migliore dei modi.”

Rafa Benitez, 2 campionati con il Valencia, 1 FA Cup e 1 Champions League con il Liverpool, 1 Mondiale per Club con l’ Inter, 1 Europa League con i Chelsea, insomma 10 ‘tituli’ negli ultimi 12 anni (e senza allenare Real o Barcellona), molla il colpo e ride per ultimo e con una risata seppellisce tutto Stamford Bridge. Vince due volte, perchè fugge e lascia tutto a Mourinho che, peraltro, lo ha sempre inseguito.

Dalla finestra del suo maniero nel Wirral guarderà il panorama e come lento scorre il fiume verso il mare, pensando che le rivincite vanno perseguite con costanza e, alle volte, con ottusità. E che bisogna metterci sempre la faccia e il carattere. Brutto, come quello di Benitez, una iena nello spogliatoio a dispetto dell’aria paciosa (chiedete conferma a tutti i giocatori dell’Inter). Un brutto carattere, come quello di tutte le persone di carattere.

La fine con il Chelsea è arcinota e quindi non ci sarà nessun annuncio-shock come quello fatto quando, dopo il trionfo nel Mondiale per Club, salutò Moratti e tutta la compagnia . Da allora, non ha mai più voluto ricevere alcun giornalista italiano o concedere una intervista ‘one-to-one’ ad alcun media italiano. ‘Croce sopra’ , seppur comunicata attraverso il ‘no’ con uno dei suoi larghi sorrisi che te lo fanno sembrare uno ‘pezzo di pane’.

Uomo dalla memoria di ferro, non ha dimenticato che l’Italia è stata matrigna e che l’esperienza italiana, simile nella durata, è stata ‘acida’ tanto quanto quella di Londra. Ecco perché Rafa, di memoria granitica e grande tattico appassionato di Cluedo (gioco da tavolo che riproduce l’atmosfera dei ‘gialli’) non si farà incantare dalla ‘sirene di Napoli’ e renderà appassionante e per nulla ovvia la sua ‘ricerca della felicità’ e della prossima destinazione. La cerchia degli indizi e degli indiziati, proprio come in un ‘giallo’ di Agatha Christie, è molto ristretta. Chercez l’homme.