hartIl Manchester City esce con le ossa rotte dal doppio cruciale impegno – Aston Villa in Premier e Bayern Monaco in Champions League – che vedeva i ragazzi di Pellegrini impegnati a confermare quanto di buono fatto vedere nel derby.

Se a Birmingham ci si può appellare alla sfortuna e alla scarsa vena degli attaccanti negli ultimi 16 metri, la partita infrasettimanale contro i campioni d’Europa in carica lascia in eredità pesanti dubbi sul carattere della squadra per competere a certi livelli.

Dare addosso a Joe Hart pare esercizio troppo scontato e da tifosi dell’ultima ora, così come avanzare dubbi sulla gestione Pellegrini dopo nemmeno due mesi dal fischio d’inizio della stagione ufficiale. Che il portiere della nazionale inglese non stia passando un ottimo momento di forma è oramai sotto gli occhi di tutti e da fin troppo tempo, forse – così come accaduto al Real Madrid con Casillas – si dovrebbe prendere il coraggio a quattro mani e dargli un periodo di riposo (soprattutto mentale) in favore di Pantilimon, uno che quando chiamato in causa si è sempre fatto trovare pronto.

Hart è un grande portiere così come Pellegrini un grande (forse non grandissimo) allenatore; ciò che pare invece fare la differenza tra il City e le altre big europee è la mancanza di personalità sui grandi palcoscenici. Questa non la si acquista da Tesco, e nemmeno si può pretendere la si faccia propria dall’oggi al domani. L’unica ricetta è quella di pensare alla giornata e cominciare a passare questo girone di Champions abbordabilissimo e “scoprire” finalmente cosa si prova ad essere tra le prime 16 squadre d’Europa.

Una battuta d’arresto contro i campioni di tutto ci può stare ed è da mettere in conto in un percorso di crescita, a patto però che si faccia tesoro della lezione di calcio che Guardiola e la sua armata hanno impartito ai ragazzi in maglia skyblue. E’ mancato il carattere dei trascinatori (Kompany, Tourè ed Aguero su tutti), quelli che dovrebbero strigliare i compagni in difficoltà in certe serate.

Ci va la sfrontatezza di voler fare la partita anche contro i più forti reagendo a gol presi troppo presto peraltro su errore del proprio portiere. Ci va quell'”orgoglio in battaglia” che campeggia sullo stemma del club e che giocatori (seppur discussi e discutibili negli atteggiamenti) come Balotelli e Tevez sembrano aver saccheggiato dallo spogliatoio dell’Etihad Stadium una volta fatti i bagagli.

La mentalità vincente si crea reagendo alle sconfitte e l’Everton già bussa alla porta all’ora di pranzo di questo sabato. Il momento per le attenuanti sta per terminare, è ora che il City sia squadra, questa è l’unica via per diventare davvero grandi.