boriniAllo ‘Stadium of Light’ di Sunderland la ‘luce’ si è spenta ancora una volta per David Moyes e per i suoi ragazzi. Quella di ieri è la terza sconfitta consecutiva per lo United, cosa che non capitava dal 2001(era Ferguson), con i Diavoli Rossi già campioni d’Inghilterra. Ma c’è di più. Quella di ieri in Capital One Cup è stata la terza sconfitta in una settimana, altra circostanza che non si ripeteva dall’ancora più lontano aprile 1992.

A voler vedere il bicchiere non completamente vuoto, emergono due aspetti positivi dell’ennesima deludente prestazione di ieri contro i Black Cats.  La partita di ritorno si giocherà in casa, all’Old Trafford, e si ripartirà almeno con il gol segnato in trasferta da Nemanja Vidic.

Ma il ‘Teatro dei Sogni’ non è più una fortezza inespugnabile e l’idea di un’altra sconfitta davanti ai propri tifosi carica di tensione e ansia manager e giocatori. La sensazione è che, a soli sei mesi dall’inizio dell’era Moyes, lo United si trovi in una crisi decisamente profonda.

Certo anche ieri l’arbitro non ha avuto un occhio di riguardo, fischiando un penalty per il Sunderland per quello che sembrava un contrasto innocuo tra Tom Cleverley e Adam Johnson. Ma attaccarsi a questo è solo un goffo tentativo di distogliere lo sguardo da una realtà tanto evidente quanto sconsolante.

Al Sunderland di Gus Poyet va dato il giusto merito di aver giocato con grande determinazione portando a casa il 7° risultato utile in 8 gare.  E ieri nulla hanno potuto i Campioni d’Inghilterra contro il club che, nonostante l’inversione di tendenza registrata con l’arrivo di Poyet, resta il fanalino di coda della Premier League. E nulla hanno potuto, in precedenza, contro lo Swansea e prima ancora contro il Tottenham.

Come riuscirà Moyes a sollevare il morale dei suoi giocatori in vista del prossimo impegno, ancora contro lo Swansea, questo weekend è al momento un’enigma di non facile soluzione.