balotelli“The bad boy is back”, scrive la banda del tabloid, e in Galles qualche vecchio sorride. Perché nel pallone quasi mai esiste l’inedito, la storia si ripete, o almeno ciclicamente si assomiglia.

cchinagliaMario Balotelli torna a movimentare le giornate del Nord Inghilterra, ma già mezzo secolo spaccato fa un giovanotto italiano anch’esso dotato di fisico tipo armadio a due ante e di caratterino ribelle ed extrastrong mandava ai matti dirigenti e allenatori di una tranquilla (si fa per dire) squadra di calcio del Regno: mentre a Liverpool, in attesa dell’avvento di SuperMario, si dovevano accontentare dei Beatles, a Cardiff avevano Giorgio Chinaglia.

“Hard to handle”, difficile da maneggiare al punto di indurre il povero Swansea Town (sì, non ancora City, lo diventò solo nel 1969), a dispetto di tempi non morbidissimi, a mollarlo al suo destino a soli 19 anni, dopo avere cercato negli ultimi quattro di farne un “professional” come si deve. Non erano ciechi o incompetenti come qualcuno, un po’ di tempo dopo, ironizzò a fronte del successo di Giorgione: è solo che il futuro Long John non riusciva proprio a mettersi in riga con le regole, con le norme di comportamento dovute nei confronti di allenatori, compagni, dirigenti.

swansea-city-afc-old-1E quindi, al momento di firmarlo per un primo, vero contratto, – al termine della stagione 1965/66 – il presidente degli Swans gli concesse lo svincolo gratuito: a 19 anni, fu come avere in mano un diploma di carriera fallita sul nascere. Invece, grazie alla tela tessuta dal padre, tornò in Italia per adempiere il servizio militare e per giocare nella Massese, in Serie C.

swanseaFu l’inizio della scalata, non prima di avere corso il rischio di un repentino ritorno nella penisola britannica, visto che in Italia malissimo impattò con gli obblighi ancora più talebani di quelli albionici imposti dalla Società. Era un cavallo brado, il Giorgione di Cardiff, cresciuto tra quelle case di mattoni scuri fin dall’età di 6 anni, ma perennemente targato e per certi versi disprezzato in quanto italiano: anche lui, come Balotelli, conobbe il razzismo, anche lui, come Balotelli, cominciò presto con le “Chinagliate”, come prendere le bottiglie di latte davanti alle porte altrui e scolarsele o le innumerevoli ruzze con i compagni della Lady Mary Grammar School. L’istituto prese le misure del personaggio e tentò di indirizzarlo al rugby. Si mise in mezzo – per fortuna – ancora papà Mario, sangue delle Apuane passato dalla fatica e delle umiliazioni della fonderia a fornitore delle bocche gallesi di pasta e altra roba buona nostra.

“Un italiano deve giocare a calcio”, sentenziò, e vedendo ancora oggi l’inutile rincorsa della palla ovale italiana al sancta sanctorum britannico, capiamo che non aveva tutti i torti. Giorgione di sera dava una mano a lavare piatti o servire in trattoria, e di giorno giocava a pallone: il Cardiff City gli offrì un provino, per tutti un’opportunità, per lui una inutile perdita di tempo. Lo Swansea, invece, non chiese nulla, lo prese e basta, e a 15 anni poteva già essere tanto: ma una volta toccata la prima squadra in una partita di Coppa di Lega col Rotherham fu rispedito nelle giovanili, Chinaglia tornò a smaniare e a rompere le tasche per giocare. Morale: una partita (l’esordio, contro il Portsmouth: non toccò palla) nel ’64/’65, altre 4 (con il primo gol da prof) nel ’65/’66, poi l’asciugamano lanciato dall’angolo del ring dallo Swansea. “Ragazzo, sei un problema, arrangiati.”

chinaglia3E si è arrangiato, santo cielo se si è arrangiato, anche troppo, considerando tutti gli spigoli – anche giudiziari – della sua vita in prima pagina vissuta dopo quel battesimo gallese. Long John Chinaglia non é andato al Frosinone, come cantava Rino Gaetano, ma allo Swansea sì, anzi, ci è cresciuto. Tra povertà, rudezze, corse, piccole follie e sogni, gli stessi che aveva quel club che tentava di uscire dall’eterna periferia calcistica – e non solo – del Galles.

Qui, in pieno periodo chinagliesco, due frammenti di quei momenti di gloria solo sfiorati: la semifinale di FA Cup 1964 giocata e persa 2-1 contro il Preston al Villa Park (nel magnifico footage di British Pathé) e un disastroso 0-4 – con eliminazione – subito a Sofia dallo Slavia nella Coppa delle Coppe 1966/67, torneo al quale gli Swans furono iscritti grazie al successo nella Coppa del Galles. Vedendo le immagini, si intuisce che il giovane, irrequieto, generoso Chinaglia sarebbe servito eccome.