giggsdi Andrea Saronni

La “never ending story” di Ryan Giggs si è appena arricchita di un altro capitolo: 145 partite in Champions League, sorpassato l’altro monumento Raul, un record sensazionale siglato dall’ ‘ultimo immortale’, dall’unico giocatore ancora in attività che possa dire di avere ascoltato in campo già 20 anni fa la trionfante musichetta della Champions, nata solo l’anno prima.

E fa ancora più specie pensare che quando debuttò sul principale palcoscenico continentale, a dispetto dell’età, il futuro ‘Highlander’ dello United non era già più un ‘absolute beginner’, anzi.

giggs1I primi vagiti calcistici di questo talento assoluto del football si erano uditi nel 1991, in ambiti che hanno fatto a tempo a diventare modernariato calcistico: mentre lui, Giggs, fa ancora parte del moderno. C’erano una volta la First Division, la Coppa delle Coppe: e dentro c’era anche questo sbarbato 18enne, conosciuto fino a due anni prima come Ryan Joseph Wilson, inglese fino a 16 anni, e poi venuto al mondo degli stadi con il cognome e la nazionalità della madre, donna del Galles e che di cognome faceva Giggs.

Fiero gallese, ma ancora con lineamenti, capelli, occhi da teenager quando il 2 marzo mise per la prima volta i tacchetti sul prato di Old Trafford con lo United dei ‘grandi’, già proprietà di Alex Ferguson. Con l’Everton finì male, 0-2, ma finì bene la stagione dei Red Devils, prima squadra inglese a conquistare una Coppa Europea – la Coppa delle Coppe, Barcellona seccato a sorpresa in finale – dopo i cinque anni di lontananza e onta seguiti all’Heysel.

giggs2Giggs, tuttavia, non ebbe modo di firmare nemmeno con una comparsata questo fondamentale passaggio dell’era-Ferguson. L’alba del suo interminato cammino europeo la vide qualche mese dopo, altra stagione, altra Coppa delle Coppe: il 6 novembre, a Old Trafford, si trattava di rimontare il pesante 0-3 incassato all’andata dall’Atletico Madrid. Impresa da coraggiosi, o magari da giovani e talentuosi incoscienti: dentro dall’inizio, allora,’ Giggsy’, che segnerebbe pure se, ormai solo davanti alla porta spalancata, non venisse anticipato dall”onnivoro’ Mark Hughes. Poi pareggerá Schuster, e il detentore Man United lascerà la compagnia europea.

Ma 13 soli giorni più tardi, sempre a ‘Casa Old Trafford’, Giggs, Ferguson e tutti i Red Devils si consoleranno battendo in gara unica la grande Stella Rossa di Savicevic, Prosinecki, Pancev, Mihajlovic e alzando la Supercoppa Europea. Il primo ‘hurrà’ per il gallese, che entra nella ripresa e mostra il repertorio poi diventato universalmente noto: scatti, dribbling, proiezioni in avanti, generose rincorse all’indietro, sinistri verso la porta non appena c’è lo spiraglio buono.

giggs championsLa bacheca personale è inaugurata, e così pure il curriculum europeo in cui, fatta fuori un’ultima esperienza nella Coppa Uefa 1992/93, cominceranno a fioccare le notti di Champions. Fino a quella del 2 ottobre scorso, Donbass Arena di Donetsk, un posto che nell’era del modernariato calcistico sembrava lontano e fantascientifico. Invece Ryan Giggs e la sua leggenda sono arrivati fin lì, ed è ancora è sempre ‘ l’absolute beginner’ di un sogno che ormai ha pochissimi paragoni nella storia del calcio e dello sport in genere. To be continued… E intanto rivediamolo, questo meraviglioso sbarbatello…

Il debutto europeo:
Manchester United-Atletico Madrid 1-1, 6/11/1991

La prima vittoria:

Manchester United-Stella Rossa 1-0, 19/11/1991