ipswich 2015di Andrea Saronni

In testa alla Championship c’è una mischia rugbistica, sei squadre in un amen di punti, e in quel groviglio, tra quei “piloni” che si stanno spingendo, ci sono nomi importanti, che sanno di storia.

Quello del Middlesbrough. Quello del Derby County. Soprattutto, quello dell’Ipswich Town, che a cavallo delle feste aveva fatto sognare i propri fans inanellando vittorie e costringendo il Southampton al replay (e a una faticata vittoria a Portman Road) in FA Cup.

La squadra gioca, segna, ogni tanto inciampa, ma c’è: insomma, potrebbe essere proprio la volta buona (senza hashtag renziani, per carità) per tornare a sedersi al tavolo principale del football a quasi 15 anni di distanza dall’ultima apparizione nella massima categoria, datata 2002.

ipswich 1962E ridipingere la facciata del vecchio Ipswich darebbe nuovo lustro anche ai due massimi momenti di gloria toccati dai Tractor Boys, nickname che fotografa meglio di qualsiasi altra cosa il DNA provincialotto: la toccata e fuga dei primi anni ’60 (andata e ritorno in Seconda Divisione con in mezzo il clamoroso titolo del 1962, artefice Alf Ramsey) e soprattutto la vera età dell’oro della società, vale a dire la grandiosa gestione Bobby Robson a cavallo tra i ’70 e gli ’80, con all’attivo una FA Cup, due secondi posti in campionato e il trionfo in Coppa UEFA del 1981.

uefa cup ipswichUn alloro internazionale giunto al termine di una stagione che, senza dubbio alcuno, ha proposto l’Ipswich più forte di sempre, innervato da giocatori forti e tecnici e guidato da un allenatore che, tra i primi, ebbe il coraggio di mollare un po’ gli stereotipi del gioco di Oltremanica privilegiando comunque la filosofia offensiva.

Cooper; Mills, Osman; Butcher, McCall, Thijssen; Wark, Muhren, Mariner, Brazil, Gates: questi undici, con poche alternative in supporto, sfiorarono un clamoroso Treble arrivando secondi in una First Division contesa fino all’ultimo all’Aston Villa (decisiva la sconfitta alla penultima giornata a Middlesbrough) e uscendo solo in semifinale in FA Cup per mano del Manchester City.

Portiere, difesa e centravanti solidamente inglesi, cervelli ed esperienza olandesi a centrocampo, fantasia e gol scozzesi: con questo cocktail trinazionale, Bobby Robson stordì l’Inghilterra e l’Europa producendo qualcosa come 124 gol tra campionato e Coppe, 36 realizzati dal finalizzatore principe, John Wark, baffuto e talentuoso scozzese capace di giocare in tutti i ruoli, perfino in difesa a fine carriera. Un giocatore intelligente e tecnico, che ispirato dal connazionale Alan Brazil (il cognome impegnativo non era affatto usurpato) e aiutato a sportellate dall’ariete Frank Mariner, spaccò letteralmente le porte avversarie specie in Coppa UEFA, dove con 14 gol all’attivo eguagliò lo storico e apparentemente inaccessibile record stabilito da Josè Altafini col Milan nell’ormai lontano 1963.

Passati i primi turni goleando gli avversari in casa e prendendosela comoda in trasferta, i boys di Robson si trovarono di fronte all’ostacolo spartiacque nei quarti di finale, a primavera: il Saint-Etienne di Michel Platini e Johnny Rep, che dopo essere andato in vantaggio, venne stracciato a domicilio, 4-1 con la coppia Mariner-Wark sugli scudi.

ipswich 1981Ma la laurea continentale arrivò al giro seguente, in semifinale: l’opponente fu il Colonia, nel periodo massimo esponente del calcio-panzer, di quello strano e amaro sport in cui – citando il grande Gary Lineker – si gioca 11 contro 11 e alla fine vincono i tedeschi. I “deutschen”, favoritissimi per la vittoria finale, allineavano gente come Schumacher in porta, Schuster in mezzo, Littbarski, Dieter Mueller e Tony Woodcock in attacco. Erano reduci da un tonitruante 4-0 al Barcellona al Camp Nou. Ma Robson, artefice di una squadra che faceva dell’attacco il suo punto forte, costruì il trionfo sulla difesa: gol beccati in 180 minuti… ZERO, a fronte delle zampate di Johnny Wark all’andata a Ipswich e Terry Butcher al ritorno.

Un doppio 1-0 al sapore di zucchero, un capolavoro che spalancò le porte della finale e per molti del trionfo, visto che all’atto decisivo – ancora organizzato, lo ricordiamo, su gare di andata e ritorno – giunse l’AZ 67 di Alkmaar, un’altra outsider che tuttavia, come l’Ipswich, sorprese tutti in patria e fuori dando spettacolo e trovando l’alchimia perfetta grazie a giocatori capaci, talentuosi, futuri internazionali quali Johnny Metgod, Ian Peters, il bomber Kees Kist che agitava le notti di Bobby Robson.

ipswich risultatoLe armi dei nuovi portavoce della scuola orange vennero però disinnescate nei primi 90 minuti a Portman Road: in una sera di maggio dolce dolce, 3-0 secco, con anche Thijssen a segno contro i connazionali. Un match perfetto e spettacolare così come spettacolare fu il ritorno, in cui l’AZ si avventò contro i blues a mani aperte tentando il tutto per tutto: ne uscì un pirotecnico 4-2, non sufficiente per impedire l’atterraggio dei Tractors nel popolato e prestigioso privée riservato ai vincitori di una Coppa europea.

Una roba da film, davvero. Talmente da film che John Wark, Russel Osman e – in parte – Paul Cooper finirono sul serio sul grande schermo, e in che contesto poi: i primi due fecero parte di una delle squadre più famose della celluloide, quella dei soldati alleati di “Fuga per la vittoria”: Stallone in porta (con Cooper che gli fa da controfigura), Michael Caine capitano, soprattutto Pelè che fa impazzire i mastini tedeschi delle SS e infila in rovesciata quello che forse è il “fiction gol” più famoso della storia del cinema. Il gol del 4-4, della rimonta, dell’orgoglio, del rifiuto della salvezza in nome dell’onore sportivo: che però sarebbe risultato vano se Hayes – Wark non avesse poco prima messo dentro la rete del 3-4 della speranza. In mischia, da par suo: e se in quel 1981 magico e irripetibile per l’Ipswich macchina da gol e per i suoi eroi lo Scotman non l’avesse messa dentro, garantito che il grande film di John Huston sarebbe risultato meno credibile.

Ecco come Wark, Mariner, Brazil, gli olandesi fecero sognare una città di provincia. Con l’augurio che i loro eredi 2015 possano almeno tornare a respirare l’aria delle grandi notti: