torresE’ una sorta di ‘Sindrome di Calimero’ quella che sembra affliggere Fernando Torres, convinto di non essere stato trattato in modo corretto da quando è arrivato al Chelsea.

‘El Niño’, 15 gol in 87 partite di Premier League con la maglia dei Blues, non si sente a suo agio a stare sempre e comunque sotto esame e ritiene di essere vittima di molti pregiudizi al punto da influire sul suo rendimento.

Verso la fine della scorsa stagione le cose sembravano andare un po’ meglio e, forse anche a causa dell’essersi ritrovato a lavorare insieme a Rafa Benitez, a tratti era parso di rivedere il vecchio Torres, quello dei bei tempi di Anfield. E, tutto sommato, anche in questo inizio di campionato l’attaccante spagnolo sembra aver ritrovato un po’, anche se soltanto un po’, del suo smalto. Però, più di mille parole parla il suo tabellino: un solo gol, fin qui, nella Supercoppa Europea contro il Bayern Monaco.

Si sfoga così ‘El Niño’ in un intervista all’Evening Standard: “E’ così da quando sono arrivato. Non c’è mai stata una perfetta sintonia con l’ambiente. Ogni cosa è sempre oggetto di una reazione sovradimensionata: se sbaglio un gol, se prendo un cartellino rosso o se colpisco la traversa anziché segnare. Mai una volta che senta parlare bene quando faccio qualcosa di buono. E più o meno è sempre stato così, da quando sono arrivato al Chelsea. E la cosa non mi fa certo piacere”.

Certo, Torres è consapevole che il suo rendimento non è da tempo al top. In una recente intervista a Chelsea TV ha infatti ammesso: “La gente ritiene che io dovrei giocare molto meglio, e ha ragione. Il motivo per cui un club paga profumatamente un giocatore e il suo cartellino è perché quel professionista ha dimostrato di valere in passato. So che devo fare molto in questo club per ripagare la proprietà dell’investimento fatto su di me. Il numero di reti segnate l’anno scorso (22 – n.d.r.) è il minimo al quale devo puntare anche quest’anno”.