In vista della Supercoppa Europea in programma domani a Praga, ecco come si preparano i ragazzi di Chelsea Italia, branch italiano dei supporters Blues e membro della ‘Italian Connection’, alla trasferta che stanno affrontando proprio in queste ore per trovarsi allo stadio a tifare per la loro squadra.

di Stefano ‘Lampard’ Foschi

“Cosa ci fanno 9 friulani, 2 romani, 3 veneti, 2 bresciani, 2 romagnoli, un toscano ed un siciliano a Praga?” No, non è l’inizio di una barzelletta da bar per cui si alzerebbe il tipico buzzurro dal tavolo urlando la più scontata delle risposte…

Praga, città bellissima dalla grande storia e dalla grande “cultura del divertimento”, sarà infatti sede venerdì 30 agosto 2013 della Supercoppa Europea, supersfida tra Chelsea e Bayern Monaco, vincitrici rispettivamente dell’Europa e della Champions League.

Quindi, tornando alla domanda di apertura, la risposta è: “vanno a tifare il Chelsea!”.

Ebbene sì, nemmeno la batosta rimediata lo scorso anno a Montecarlo ha frenato noi diehards di Chelsea Italia da un’altra galoppata europea al seguito dei nostri amati Blues, sfavoriti di lusso di questa competizione non troppo calcolata ma di indubbio blasone. L’anno scorso, a Montecarlo, ci siamo presentati in una ventina; italiani ma dallo spirito inglese, belli abbronzati, gasati come non mai per la vittoria della Champions e pronti a svolgere la formalità del “sollevamento trofeo” senza troppe preoccupazioni, contro un Atletico Madrid nettamente sfavorito.

Il resto è storia, o meglio, Falcao.  Ed è per questo che anche domani ci presenteremo in gran numero nella capitale ceca, per vendicare quel 4 a 1 e quell’umiliazione andata in mondovisione soltanto 12 mesi fa.

Lo spirito goliardico e memore del vincente di Poyet del ’98 contro il Real Madrid, che ci ha accompagnato nelle 7 ore di macchina dello scorso anno, è stato sostituito da una forte voglia di riscatto e di digestione di quei 4 bocconi amarissimi dello Stade Louis II.

E allora eccoci qua: chi, come me ed altri 6 o 7, prenderà il volo per un viaggio comodo e per preservare le energie per i cori e per le pinte e chi, soprattutto i ragazzi dal nord (fra cui il mitico Stefano De Agostini, ex Atalanta, Reggiana e Napoli), ha optato per un viaggio “all together” in furgone, vecchio stampo Ultras, fatto di ore di scomodità, soste in Autogrill e imprechi, ma da raccontare poi orgogliosamente in giro per i pub.

Ci si troverà lì, al consueto punto di ritrovo solitamente ed ovviamente consistente in un pub, a bere, cantare e confrontarsi con i nostri fratelli inglesi, tutti nel nome del Chelsea. Ci sarà chi capitanerà cori, chi lo seguirà, chi distribuirà sedani (rinomato in tutta Europa il nostro “celeryyyyy”, che l’anno scorso costò agli stewards un’ora abbondante di lavoro extra dedicata alla raccolta degli ortaggi che avevano riempito la pista d’atletica dello stadio), chi sarà teso per il match, chi prevederà la formazione, chi starà in disparte a bersi la sua pinta. Chi sarà preoccupato e chi no, senza comunque allontanarci dal nostro modo di sostenere la squadra, sempre esageratamente “carefree”, spensierato.

Come in occasione delle altre partite, infine, ci dirigeremo allo stadio per appendere le nostre bandiere in prima fila, per lasciare la nostra impronta tricolore in bella mostra in un abbraccio di pezze in gran parte inglesi ma anche di tanti altri paesi, recanti tutte comunque lo stemma del leone blu. Vivremo come di consueto la partita da inglesi-italiani, fregandocene del risultato ma aggiungendo al goliardico tifo britannico un pizzico di “cafonaggine” italiana, che non manca mai e che ci ha fatto ottenere una grande popolarità tra i top-groups di supporters inglesi.

A proposito di inglesi, una piccola curiosità: dato che per queste partite i biglietti sono riservati ai soli abbonati, ci siamo trovati in discreta difficoltà nell’ottenerli, essendo impossibilitati a spendere 1000 sterline (questo il costo medio di un “season ticket” a Stamford Bridge) per poter partecipare soltanto ad un numero limitato di partite. Sapete com’è: il volo, l’hotel, il biglietto, la metro, ecc… non formano qualcosa di troppo economico per poter pensare di abbonarsi.

Come abbiamo risolto? Semplice. Dicevo, gli inglesi… beh, qualche amico conosciuto sulla strada di questa grande passione comune si è gentilmente offerto ad aiutarci nell’acquisto, anticipando soldi e ritirando i biglietti allo stadio anche per noi Blues d’Italia. E non è la prima volta.

Questo dovrebbe far molto riflettere sullo spirito e sulla correttezza dei nostri amici d’Oltremanica, che ci danno lezioni di “signorilità” mentre noi ci dimostriamo incapaci perfino di fare una fila alla cassa del supermercato che non somigli ad una griglia di partenza della MotoGP.

E allora che dire, bando alle chiacchiere; è tempo di prepararsi all’ennesima trasferta “made in Italy” al seguito del nostro Chelsea. Se Mou è una garanzia di successo, noi lo siamo sicuramente per dedizione e amore per la maglia, per quel senso di “famiglia” e “attitudine al sogno” che ha trascinato anche noi stranieri in quel di Londra, sotto un’unica bandiera Blue. Cosa sarà mai lasciare qualche stipendio in giro per l’Europa se con ognuna di queste avventure ci sentiamo finalmente VIVI…?

Gli scandali del calcio italiano, gli stadi vuoti, il tifo rabbioso e dedito all’insulto, le scommesse e le partite interrotte continuamente da fischi arbitrali sono stati ormai lavati via dalle nostre vite da tifosi. Noi preferiamo cantare, bere insieme, goderci la partita col sorriso e, una volta finita, pensare a quella successiva senza rimuginare su quella appena terminata. In poche parole, abbiamo preferito il Chelsea e Zola alla moviola.

Concludendo e dando un’occhiata alla partita di venerdì, c’è da dire che i tedeschi sono indubbiamente tosti, ma la storia ha insegnato che non sempre i più forti vincono. Una storia che ha la faccia e il numero 11 di Didier Drogba.

Noi comunque a Praga ci saremo e… speriamo di fargli… il gulash!

UP THE CHELS, UP CHELSEA ITALIA!